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Virus

I virus sono particelle autoriproducibili non cellulari formate da un cromosoma costituito da DNA o da RNA avvolto da un capside formato da molecole proteiche (questa protezione talvolta manca).

I virus sono stati identificati da R. Ivanovsky nel 1892, ma solo nel 1933 Schlesinger potè dimostrare che un virus che attacca i batteri è formato solo da proteine e acido nucleico, e nel 1935 Stanley riuscì ad ottenere in forma cristallina pura il virus del "mosaico del tabacco"

In origine il nome attribuito a queste particelle era "virus filtrabile": virus è una parola latina che si usa col significato di agente patogeno, e la qualifica di filtrabile era stata aggiunta poiché tali particelle possono passare attraverso i filtri di porcellana porosa che i batteriologi usavano per trattenere i batteri sospesi in una soluzione. In seguito il nome è stato semplificato.

I virus sono forniti di un programma genetico in grazia del quale sono autoriproducibili, ma non possiedono sistemi enzimatici capaci di fornire energia e di presiedere alle sintesi organiche, sono privi persino degli enzimi necessari alla duplicazione del proprio cromosoma. Pertanto essi sono parassiti obbligati di cellule il cui metabolismo viene distorto in modo da mettere a disposizione del virus tutto l'apparato sintetico ad esso occorrente.

La riproduzione dei virus procede secondo uno schema universale piuttosto semplice.

In un primo tempo l'apparato di sintesi proteica della cellula infettata 'legge' come se fossero propri i geni virali che specificano gli enzimi necessari alla sintesi del DNA del virus (proteine precoci), dopodiché vengono prodotte molte copie del suo cromosoma.

In un secondo tempo l'apparato della cellula preposto alla sintesi proteica traduce i geni che specificano le proteine del capside (proteine tardive). Vengono infine montate le particelle complete dette virioni .

Non è raro che il cromosoma virale formato da DNA, ovvero una copia in DNA del cromosoma virale formato da RNA, si inserisca nel cromosoma della cellula che lo ospita, seguendone il destino; esso rimane latente finché la cellula non diventa sofferente: allora si libera e si riproduce nel suo citoplasma.

Comportamento di questo genere è ben noto, ad esempio, per alcuni virus batterici, per il virus dell'herpes labiale, per alcuni virus oncogeni, che provocano cioè tumori. 

La morfologia delle particelle virali è semplice: l'involucro proteico (capside) ha la forma che consente di avvolgere e proteggere nel modo più semplice il cromosoma virale. Così come un oggetto di forma allungata può essere avvolto da un rotolo cilindrico, oppure impacchettato in un cartoccio globulare, così il capside può essere cilindrico o poliedrico (fig.). La forma poliedrica più comune è quella che deriva da un reticolato di 280 tessere triangolari; sulla superficie di questo poliedro sono riconoscibili 20 pentagoni e 30 esagoni disposti come nel comune pallone da calcio, come nella molecola del fullerene, come nella gabbia poliedrica disegnata da Leonardo da Vinci. Simile ritorno insistente della medesima forma è dovuto a regole di geometria tridimensionale note fin dall'antichità classica.

La forma poliedrica del virus può esser complicata dalla presenza di appendici che permettono al virus di aderire a determinate molecole esistenti sulla superficie della cellula da parassitare, e anche da involucri supplementari (fig.).

I biologi si sono interrogati molto a lungo sulla opportunità di considerare i virus come organismi viventi e sulla loro origine.

Sul primo punto prevale l'orientamento di considerare organismi viventi solo quelli attraversati da un flusso di energia, di materia e di informazione, pertanto tra di essi non c'è posto per i virus che tutt'al più, in quanto autoriproducibili, possono esser considerati ricevitori e erogatori di informazione genetica.

Sul secondo punto prevale l'idea che i virus siano derivati da strutture del tipo dei plasmidi che si sono sottratte al controllo della cellula e si sono resi autonomi, per quanto può essere autonomo un parassita.

Approfondimento:Malattie da virus

Modello del capside, costituito da tessere triangolari

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 Modello di un virus

 

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I batteriofagi, virus in grado di infettare i batteri, possono rimanere silenti quando il loro DNA entra a far parte del DNA dell'ospite (ciclo lisogeno), oppure possono staccarsi dal DNA batterico ed riprodursi attivamente, per poi fuoriuscire e introdursi in nuove cellule batteriche

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